
AD UN AMORE PERDUTO
"Inedito. Venezia, Agosto 1968"
I miei pensieri sono come fuochi d'artificio... colorati e brillanti al loro esplodere, poi spariscono nel buio... nel nulla... lasciano un po'di fumo ... fumo? ... nebbia ... nebbia nel mio cervello. Un lupo ha mangiato le mie pecore di carta, una ad una; non ho più gregge, solo foglie secche d'autunno: le tue lettere. Sento profumo di viole bagnate dalla pioggia, pioggia fatta di lacrime che sfiora i petali arrotolati della rosa: le tue labbra. Rosa appassita che sfiorisce. Il bosso ha indurito i suoi rami: le tue braccia. Ha paura del freddo inverno, inverno di lunghe attese; attese dei sole che sparisce nella nebbia: la nebbia del mio cervello. Sono come la tela del ragno fatta di polvere: la polvere delle mie pene. Ho rincorso per tanto tempo persone e luci a cui tendevo la mano... la mia mano è piena di piume colorate, piume volate via col vento, ora lontane... grigie. In fondo alla valle vi è il lago che ha inghiottito il mio fiume bambino. Non mi sono rimasti che pochi giocattoli scoloriti, insignificanti e miseri da offrire ancora. Nessuno vuol più giocare con essi: cose vecchie, cose da bruciare. Il fuoco è bello quando ha la fiamma viva, ma il mio cuore ha freddo e bussa ad una porta chiusa... chiusa dal di dentro e di cui si sono perdute le chiavi: «Vattene, sparisci nel buio della notte » ... una notte illuminata appena dalla luna... una luna che assomiglia ad un orologio senza lancette: il tempo non scorre più: è innamorato di un sogno che si dissolve... che scoppia come una bolla di sapone, fatto di lacrime asciutte. Mi hanno mangiato le mie pecore di carta; il prato è verde di speranza, ma io sono un tronco senza vita che rotola lungo il pendio e poi giù nel fiume... l'alba è sorta nel cielo, un cielo pallido, trasparente, ma io sono sotto la neve ed ho freddo.









